Passiflora incense | La Collezione Italiana di Maurizio Vecchia

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Passiflora incense | La Collezione Italiana di Maurizio Vecchia

ORIGINE E DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA:

P. incarnata x P. cincinnata.
Ibrido di origine orticola.



TEMPERATURA MINIMA: -10 °C


TEMPERATURA MINIMA IDEALE: 0 °C


FOTOGALLERY:


DESCRIZIONE:

È questo un ibrido di passiflora davvero ben riuscito, elegante e spettacolare. Proviene da due specie che hanno molto in comune e, come per magia, ha preso il meglio di entrambe: la forma del fiore, che è risultato ancora più grande e più ricco, il colore intenso, violetto carico a bande alterne chiare, l’arricciatura vivace dei filamenti, il profumo e la rusticità eccezionale, fino a – 10 °C.

Vi sono oltre 600 passiflore specie e almeno 500 ibridi, ma pur essendo quasi tutte piante bellissime, poche si adattano a vivere e decorare i giardini della pianura padana poiché non sopportano il gelo.

La specie più diffusa in Italia, la Passiflora caerulea, è sicuramente originale come pianta decorativa, ma i suoi colori sono spenti e privi di vivacità. Pochissime altre passiflore sanno reggere l’inverno delle nostre regioni del nord mentre quelle più colorate possono essere coltivate solo nelle zone a clima mite. la P. ‘Incense’ riscatta il genere, perché il suo grande fiore ha la tipica bellezza delle passiflore tropicali, pur essendo di facile coltivazione in tutta la nostra penisola.

I genitori di questo ibrido sono la P. incarnata L. e P. cincinnata Mast. La prima è rustica (- 10 °C), profumata e vivace. La seconda, che ha fornito il polline, è più delicata, subtropicale (+ 10 °C), ma possiede fiori più belli e più grandi.

Il fiore di P. ‘Incense’, del diametro di 12-13 cm, è formato da petali e sepali violetti, arricchiti da una grande corona di lunghi filamenti disposti in numerose serie e vistosamente ondulati. Sono anch’essi violetti, ma con leggere bande concentriche più chiare, specialmente al centro della corolla. Le foglie sono simili a quelle di P. cincinnata: grandi e pentalobate; due ghiandole nettarifere sono poste a metà circa del picciolo, mentre in P. cincinnata sono alla base dello stesso.

Dalla P. incarnata ha ereditato il portamento erbaceo, infatti la P. ‘Incense’, coltivata all’aperto e addossata a recinzioni, perde completamente la parte aerea d'inverno e rispunta in primavera per arrivare rapidamente in fioritura all’inizio dell’estate. L’unico accorgimento che si rende necessario nei mesi freddi è una protezione del grande apparato radicale alla base della pianta con torba, corteccia sminuzzata o paglia.

Col passare degli anni si vedranno spuntare nuovi polloni, anche distanti dalla pianta madre; la P. ‘Incense’, come la P. incarnata e la P. 'Fata Confetto', tende a migrare e corre, silenziosa sottoterra, producendo ovunque nuovi tralci. Questa è una caratteristica da sfruttare per riprodurla con facilità: basta estrarli completi di radici e rinvasarli. Tuttavia, il metodo della talea dà buoni risultati, anche se la radicazione è lenta.

Questo ibrido è facilmente coltivabile anche in vaso; anzi, in ambiente ristretto fiorisce con maggiore abbondanza ed incessantemente. I fusti e gli internodi sono più corti e i boccioli vengono prodotti in rapida successione. È però necessario fornirla di adeguati sostegni. Consiglio di mettere nel vaso di 18/20 cm di diametro, 3 o 4 canne di bambù a struttura piramidale, alte almeno 150 cm. In alternativa si può costruire nel vaso anche un graticcio posizionando 3 canne verticali e altre orizzontali fino alla sommità. In questo modo si ottiene un migliore effetto estetico e si valorizza la fioritura.

Bellissima è la sua collocazione in terrazzo, dove, posta in grandi contenitori può sfoggiare tutti i giorni, da maggio ad ottobre, decine e decine di nuovi entusiasmati e profumati fiori portati da tralci lunghi parecchi metri.

Nelle zone a clima mite la P. ‘Incense’ si comporta a volte da sempreverde, raggiunge notevoli dimensioni, cresce e fiorisce con maggiore abbondanza.

Non è particolarmente soggetta a malattie, salvo gli attacchi di nematodi radicali e soprattutto di virus 'mosaico'. In quest’ultimo caso è necessario distruggere le piante infette, poiché non vi sono rimedi e propagherebbero la malattia. Per ovviare a questo problema John Vanderplank ha realizzato un ibrido utilizzando gli stessi genitori e lo ha denominato P. ‘New Incense’.