Ibridi Passiflora. Cosa sono e come realizzare Ibridi di Passiflora

Ibridi Passiflora. Scopri cosa sono e come realizzare Ibridi di Passiflora. La mia tecnica di ibridazione per realizzare un nuovo e unico esemplare di Passiflora.

Cosa sono e come creare gli ibridi di Passiflora.

La natura, nel suo lungo viaggio dell’evoluzione darwiniana, partendo da uno sconosciuto ed antico progenitore, ha saputo creare oltre 600 specie di Passiflora attualmente viventi. Molte si saranno estinte, sia a causa di fenomeni naturali che per i danni che l’uomo ha prodotto e continua a produrre all’ambiente.

Mi chiedo spesso come potesse essere questa passiflora zero. Solo una fortunata scoperta di paleobotanica potrebbe darcene un’immagine. Io ne sono curioso ed affascinato.  
Tuttavia, anche noi possiamo essere dei piccoli creatori senza dover attendere i milioni di anni dell’evoluzione e senza dover ricorrere all’ingegneria genetica. Grazie all’ibridazione possiamo ottenere nuove piante mai esistite prima.

Attualmente si contano circa mille ibridi artificiali, quasi tutti creati dall’uomo, salvo rare eccezioni di ibridi naturali.

Il fiore di Passiflora si presta molto bene ad essere utilizzato per ottenere nuove varietà, poiché la sua struttura riproduttiva è evidente e facilmente accessibile. Ognuno di noi è in grado di fecondare un fiore di una specie od ibrido con il polline di un’altra passiflora.

Qui di seguito vi spiego la mia tecnica.

Il materiale genetico maschile è contenuto nei granuli di polline, mentre quello femminile è racchiuso negli ovuli presenti nell’ovario.  Entrambi i gameti possiedono la metà dei cromosomi presenti nelle altre cellule della pianta; sommando i cromosomi del polline e quelli dell’ovocellula si ricostituisce il codice genetico completo, esso sarà presente nell’embrione contenuto nel seme.

Ho semplificato, naturalmente. Questo procedimento avviene nella maggior parte degli esseri viventi che abbiano riproduzione sessuale.

Per ottenere un ibrido occorre deporre sullo stigma della Passiflora A il polline recato dalle antere della Passiflora B. Il polline deposto sullo stigma e stimolato dagli ormoni dello stesso, si sveglia e, attraverso lo stilo, introduce il tubulo pollinico contenente la propria metà del materiale genetico fino all’ovario dove incontra l’ovulo con l’altra metà e lo completa. Si formerà quindi il seme contenente l’embrione formato da cotiledoni, radicula, ipocotile ed endosperma, racchiusi nel tegumento che, una volta maturo, germinerà per produrre una nuova pianta.

A seguito dell’ibridazione, questo nuovo esemplare avrà caratteristiche diverse da quelle dei genitori, imprevedibili e in molti incroci davvero sorprendenti.  

È bene sottolineare che non tutte le passiflore sono compatibili tra di loro. Vi sono specie/ibridi che funzionano come accettori di polline ed altre refrattarie. Lo stesso discorso vale per il polline che funziona con alcune, mentre su altre no.  Difficilmente si possono ottenere ibridi tra piante appartenenti a sottogeneri diversi, e persino all’interno dello stesso sottogenere vi sono incompatibilità.

Vediamo ora la parte pratica.

Quando ho la fortuna di avere due passiflore fiorite diverse e voglio tentare di ibridarle non faccio altro che scegliere la pianta madre (A) e quella padre (B). A volte provo anche incroci reciproci.
La scelta dipende da alcune considerazioni. Innanzitutto, il fiore della pianta padre deve essere dotato di polline e quello della pianta madre deve avere il gineceo ben formato e privo di malformazioni.
Tolgo le cinque antere dal fiore della pianta padre (B). Elimino le antere dal fiore della pianta madre (A) per evitare l’autoimpollinazione.
Con una semplice pinzetta sfrego le antere (B) sugli stigmi della pianta madre (A) fino a depositarvi il polline. Gli stigmi della passiflora, a questo punto, sono coperti di polline e il gioco è fatto.

Sconsiglio l’utilizzo di pennellini per raccogliere il polline, poiché la maggior parte dello stesso rimarrà inutilizzato in mezzo ai peli. Talvolta prendo l’antera con due dita e la sfrego sugli stigmi. L’utilizzo di una pinzetta facilita l’operazione, specialmente per le specie che hanno antere molto piccole come quelle ascritte al sottogenere Decaloba.

Di solito impollino al mattino, quando i fiori sono aperti da poco, gli stigmi sono rivolti verso l’alto e le antere sono ricche di polline. Mi sono dotato di una ‘scatola degli attrezzi’ contenente una pinzetta, un contenitore diviso in settori numerati per deporvi le antere di passiflore diverse, le etichette pre-numerate progressivamente con l’indicazione dell’anno ed un pennarello indelebile. Allego all’androginoforo un’etichetta numerata in cui ho scritto la denominazione dei due genitori (A x B) e la data. Negli ibridi la denominazione della madre va sempre scritta per prima.

Io preferisco utilizzare l’androginoforo per applicare l’etichetta, poiché questa struttura diventerà il picciolo del futuro frutto. Per mia esperienza, quando il frutto è maturo, si stacca dalla pianta e la zona di frattura prestabilita è proprio l’unione tra l’androginoforo ed il fiore. Altri preferiscono mettere l’indicazione dell’ibrido al picciolo del fiore, tuttavia, quando il frutto cadrà, l’informazione relativa all’ibrido rimarrà sulla pianta.

Ho l’abitudine di utilizzare etichette ad asola alle quali applico un filo di cotone così da poter fare facilmente un cappio avvolto attorno all’androginoforo. Ho visto che vengono utilizzati altri artifici, come avvolgere il picciolo con nastro adesivo di carta (quello utilizzato dai carrozzieri) sul quale vengono scritte le informazioni. Ognuno si può inventare ciò che preferisce. Per evitare inquinamento con polline diverso portato da insetti è opportuno coprire il fiore fecondato con un tessuto leggero di TNT.

Utilizzo questo artificio per coprire anche i fiori padre appena aperti. Vi è un fastidioso dittero, Episyrphus balteatus, goloso di polline, che è in grado di mangiarselo tutto in poco tempo, vanificando quindi la possibilità di impollinazione. 

Se l’impollinazione è stata efficace l’ovario comincerà ad ingrossarsi e, nel giro di due giorni, si vedrà la differenza, diversamente il fiore cadrà. Se saremo fortunati nel giro di non meno due/tre mesi il frutto sarà maturo e pieno di semi ibridi. Può succedere che il frutto cresca normalmente e crei illusioni. Una volta aperto è vuoto. Io le chiamo ‘gravidanze isteriche’ che sono dovute alla stimolazione della crescita del frutto per ragioni ormonali, ma non per l’avvenuta efficace fecondazione. Così mi era capitato con un bellissimo frutto di P. ‘Fata Confetto’ x P. vitifolia sul quale avevo nutrito molte speranze, tanto che già sognavo una ‘Fata Confetto’ rossa.  

Una volta che il frutto è giunto a maturazione si devono recuperare i semi, pulirli dall’arillo, seminarne una parte subito o conservarli. Per togliere l’arillo agevolmente ed ottenere i semi puliti si può utilizzare un normale colino da cucina, meglio grande, con maglie tali per cui i semi non possano passare. Si apre il frutto e si versa il contenuto nel colino. Si prende uno straccio appallottolato, e sotto l’acqua corrente di un rubinetto, si sfregano i semi con l’arillo in modo che gli stessi rimangano nel colino, mentre la polpa ed altro materiale verrà asportata dall’acqua. In questo modo i semi saranno perfettamente puliti. Si fanno asciugare e si utilizzano subito oppure si conservano al fresco.

Abbiamo finalmente i nostri semi ibridi ed ora dobbiamo farli germinare, curare le pianticelle nella loro crescita e portarle a fioritura. Normalmente ci vorranno due anni, ma la pazienza sarà premiata. L’apertura del primo fiore di un nuovo ibrido è per me sempre emozionante ed entusiasmante. Qualche volta, ma raramente, si hanno delusioni in quanto il fiore è poco significativo oppure un déjà vu. 

Di solito si aprono fiori di straordinaria bellezza ed eleganza. Alcuni di questi avranno un luminoso futuro e verranno coltivati in tutto il mondo.  A me rimane la soddisfazione di aver arricchito il nostro pianeta di nuove bellezze fiorite.