SOTTOGENERE: passiflora
SUPERSEZIONE: stipulata
SEZIONE: granadillastrum
ORIGINE E DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA:
Brasile.
TEMPERATURA MINIMA CRITICA: 8 °C
TEMPERATURA MINIMA IDEALE: 10 °C
ETIMOLOGIA: Specie trovata nelle vicinanze della città brasiliana Urubici, Stato di Santa Catarina.
DESCRIZIONE:
Armando Carlos Cervi (1944-2014) fu un botanico brasiliano di grande rilievo, studioso instancabile della flora del suo Paese e autore di numerose descrizioni di nuove specie, in particolare del genere Passiflora, ma anche di altri gruppi vegetali. A lui si deve la definizione, nel 2003, della Passiflora urubicensis, una specie poco conosciuta e localizzata in una regione circoscritta del sud del Brasile, nei dintorni della città di Urubici.
L’altopiano che circonda Urubici, nello Stato di Santa Catarina, si distingue per il paesaggio spettacolare e per le condizioni climatiche insolite per i tropici. Le vette più alte, come il Morro da Igreja, raggiungono i 1822 metri di altitudine e costituiscono uno dei punti più elevati del Brasile meridionale. Il clima è classificato come subtropicale di altitudine, con inverni rigidi, gelate frequenti e, talvolta, anche leggere nevicate. Quando la neve imbianca i rilievi, la zona si anima di escursionisti e appassionati di sport invernali, una rarità nel panorama brasiliano.
Le precipitazioni sono abbondanti tutto l’anno e mantengono un’elevata umidità ambientale, condizione ideale per molte specie vegetali endemiche. Oggi la regione di Urubici è meta di turismo naturalistico e sportivo, ma resta anche un importante rifugio ecologico, dove sopravvivono formazioni di foresta atlantica montana e una flora di notevole interesse scientifico, tra cui la Passiflora urubicensis, perfettamente adattata a questo ambiente fresco e umido.
In questo contesto vive la Passiflora urubicensis, che predilige i boschi aperti e le zone umide ai margini delle foreste, dove può arrampicarsi con facilità sugli arbusti e ricevere buona luminosità senza essere esposta al sole diretto per l’intera giornata.
È una specie rara in coltivazione e poco diffusa al di fuori del Brasile; in Europa è quasi introvabile, anche tra i collezionisti più appassionati. Ho avuto l’occasione di coltivarla e di vederla fiorita, e ne conservo un ricordo vivido.
Appartiene allo stesso gruppo di piante cui è ascritta anche la Passiflora caerulea, alla quale richiama vagamente nella struttura del fiore. La corona è composta da filamenti disposti in bande azzurre e bianche, meno decise e contrastate rispetto a quelle della più comune caerulea, ma di un’eleganza sottile e raffinata. La corolla è formata da petali e sepali più lunghi e sottili, con apice acuto, e questi ultimi sono prolungati da uno sperone ben evidente, carattere che contribuisce a renderla facilmente riconoscibile.
Le foglie sono trilobate, con il lobo centrale disposto perpendicolarmente ai due laterali, che risultano più corti e arrotondati. In coltivazione si mostra vigorosa e di crescita rapida, con buona capacità di adattamento alle condizioni di serra temperata. Fiorisce con generosità e non richiede particolari attenzioni, se non una posizione luminosa, terreno ben drenante e innaffiature regolari.
D’inverno può essere mantenuta a temperature attorno ai 10 °C senza problemi. Sicuramente è possibile coltivarla all’aperto nelle zone più miti della nostra penisola.
La moltiplicazione è facile per talea, poiché i semi sono di fatto irreperibili.